venerdì 28 marzo 2014

Sogni d'oro

Quando si è piccoli, i propri genitori sembrano invincibili.
Niente sembra poterli  fermare.
Anche per me è stato così. C'è stato un periodo in cui ero convinto che mio papà potesse vincere contro tutto e contro tutti.
Ben presto però ho dovuto fare i conti con la realtà. Come se un motore di una potente macchina pompasse benzina da una cannuccia, così le arterie, ostruite dal colesterolo, facevano affaticare il suo cuore e già a 45 anni doveva sottoporsi ad un intervento.
Poi, dieta e medicine. Tante medicine, compresa una per proteggere lo stomaco dalle troppe medicine.
Me lo ricordo a preparare le dosi giornaliere di pastiglie per la settimana avvenire, con i tanti blister davanti, a premere con il pollice destro sulla cupolina plastificata per far cadere nell'altra mano la piccola pillola colorata da deporre ordinatamente in un astuccio insieme alle altre.
Le ore scandite dalle pillole da prendere.

E il cuore che fa dei piccoli scherzi, e i successivi controlli in ospedale, le degenze in terapia intensiva e l'apprensione nel vedere tuo padre con i malati gravi, lui che malato grave non ti sembra.
E la sua voglia di vivere, di sporcarsi le mani, stare all'aria aperta, di zappare, potare le piante, irrigare in campagna di notte anche se ne avrebbe potuto fare a meno.
E ancora, prendere la sua barca e andare a pescare, fare i mille lavoretti che in una grande casa come la nostra spuntano come i funghi, divertirsi con gli amici e pensare alla famiglia, sacrificandosi in molti frangenti ma senza sentirne la fatica.
Con l'arrivo delle belle giornate marzoline aveva deciso di tagliare gli alberi intorno a casa. Lavoro che non è riuscito a concludere, come dimostrano i tre tronconi di cipresso rimasti.
Una mattina, invece di andare in campagna, aveva deciso di lavorare alla costruzione di una panchina per sua nipote, mia figlia, alla quale forse non riusciva fino in fondo a dimostrare quanto volesse bene nelle poche occasioni in cui si vedevano.
Poi, un'altra mattina, il giorno della festa del papà, si sveglia e vuol cucinare lui la pasta al sugo di carne "all'uso di mia mamma" dice.
Soffritto di cipolla, carne di maiale, un pezzo di salsiccia invece della solita cucina senza olio.
In questi giorni me lo sono immaginato tante volte mentre assaggia e riassaggia il suo sugo, alla ricerca della giusta dose di sale, della giusta cottura, cercando di ricordare i sapori di quando nonna Micuzza cucinava la stessa pietanza.
Poi, mangia soddisfatto la sua pasta. Avrebbe preferito spaccatelli - ne sono sicuro - ma si accontenta dei rigatoni che mamma gli porge.
Si sente un po' appesantito ma soddisfatto dall'aver esaudito questa sua voglia; si mette a riposare a letto ma il suo cuore, quel cuore che ogni tanto ha fatto dei capricci, smette di battere.
Toccca a sua moglie, mia mamma, compagna di una vita, accorgersi che quel sonno tranquillo in cui lo trova è quello dal quale non lo sveglierà mai più.
Sogni d'oro papà.


domenica 29 settembre 2013

Per un pugno di tasse?

Fine della grande coalizione?
Il ritiro dei ministri pdl dal governo fa presagire questo.
Una mossa a sorpresa quella di Silvio? Sì, ma chissà quanto data dalla disperazione o dal calcolo.
Dalla disperazione, in quanto benchè si avvicini il voto per la sua uscita dal Senato né Letta, né il Presidente della Repubblica sembrano aver dato segnali di garanzia al vecchio leader.
Mossa calcolata? Forse.
Il governo ha stretto i cordoni della borsa. Meglio, li ha allentati per l'ultima volta (rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, come chiedeva il PD) e Letta ha poi prospettato, per rinunciare all'aumento dell'iva, di inserire tutta una serie di nuove accise e di anticipare rate di acconti di tasse già previste, minacciando altrimenti la crisi e di presentarsi alle Camere.
Questa è stata la scintilla che ha portato Silvio a far dimettere i suoi. Forse però, l'episodio che lo ha convinto è un altro: la direzione del PD ha fissato regole e date delle primarie, praticamente spianando la strada alla vittoria di Renzi, che prima prenderà il Partito, poi, alle elezioni, l'Italia.
Berlusconi è convinto che il PD renziano possa "asfaltare"(cit. Renzi) il PDL/Forza Italia e quindi ha provato a forzare la mano, con la scusa dell'opposizione a nuove tasse, nella speranza di andare subito al voto.
E c'è un altro episodio che mi ha fatto riflettere: la storia di Barilla e delle dichiarazioni travisate dalla stampa. Non è un mistero che Silvio stimi Barilla e anzi gli abbia proposto di correre per il centro-destra (invito gentilmente respinto).
Qualcuno potrebbe aver fatto vedere a Barilla come basti poco per prendere un paio di cazzotti in pancia, anche senza l'intervento della magistratura.
Un avviso a possibili altri imprenditori che volessero scendere in politica dalla "parte sbagliata"?
Se si andrà alle elezioni, Silvio non potrà candidarsi.
È improbabile che il candidato a premier sia Alfano. Ha perso ancora una volta la faccia giusto ieri con la storia delle dimissioni.
E allora? Chi sarà il candidato del centro-destra? Un nome nuovo? L'unico sul tavolo è quello della figlia, che ha detto e ridetto che non scenderà in politica.
Del resto, anche ai capi dei vari mandamenti PD (escluso Renzi) farebbe comodo andare alle urne per ritardare un altro po' la leadership del sindaco di Firenze. Senza primarie non sarà lui il prossimo candidato premier.
Quindi, con un partito nuovo, un leader di successo (che ora non c'è...) il vecchio leader che fa il Mandela italiano dai domiciliari, Renzi che non è il leader del PD ( non vi sarebbero i tempi per le primarie) e un pd sostanzialmente diviso, qualche speranza di vincere le elezioni il centro-destra la potrebbe avere.
Ma sarebbe comunque un enorme azzardo.
Sono infatti tanti i nodi da sciogliere.
L'elettorato di destra non capirebbe la fine di questo governo e la stessa scusa delle tasse potrebbe rivelarsi un boomerang, visto che da martedì l'Iva sarà allo stesso al 22%, lo spread salirà di nuovo e tornerà la seconda rata IMU. Tra l'altro, questo è il minimo.
L'aver preso la decisione di ritirare la delegazione dal governo senza consultare il Partito rischia di creare una spaccatura all'interno del PDL, con una parte dei parlamentari pronti a sostenere un Letta bis e addio elezioni ( scenario altamente probabile).
Napolitano non scioglierà subito le Camere ma proverà a fare la conta e i numeri, al Senato, verranno fuori. Il PDL, ridotto nei numeri dopo la fuoriuscita di una parte dei propri eletti in favore del Letta bis, si troverà a fare opposizione, logorandosi sempre più per arrivare alle elezioni ridotto nei numeri e nei consensi.
Tra l'altro, la Lega, possibile alleato alle elezioni, è alle prese con una grossa emorragia di voti e con le beghe interne per la segreteria. Non è pronta a sostenere il voto anticipato.
E torna così l'ipotesi che si sia una mossa data dalla disperazione.
Forse invece si tratta di un bluff, tanto per sparigliare un po' le carte, con un Pdl che, dopo aver portato a casa qualcosa (Iva e irretroattività della Severino?) torna a sostenere il governo.
Ma le dichiarazioni di Letta non sembrano portare ad una contrattazione. Il Presidente del Consiglio è pronto al muro contro muro, a contarsi alle Camere.
Sarà una settimana impegnativa e che rischia ancora di più di paralizzare il nostro povero Paese.

mercoledì 12 giugno 2013

Come ghiaccio al sole

Come un pezzo di ghiaccio al sole, il movimento 5 stelle si sta sciogliendo.
"Lento e inesorabile" aveva detto Grillo commentando le elezioni per spiegare come i "cittadini" stessero sconfiggendo il sistema dei partiti. La lentezza (nemmeno troppa), l'inesorabilitá é quella con cui il movimento perde pezzi in parlamento.
E non poteva essere diversamente. Sembrava tutto scritto.
Un grande risultato elettorale a febbraio grazie al tanto contrastato "porcellum" - avrei voluto vedere quante preferenze sarebbero riusciti a portar a casa individualmente deputati e senatori - ed ai comizi in piazza di Grillo.
Intermezzo: resto del parere che molti elettori, se avessero saputo che con il loro voto avrebbero portato al comico 160 parlamentari (leggasi, se molti elettori avessero conosciuto i risultati degli ultimi sondaggi pre-voto) probabilmente quel giorno se ne sarebbero stati a casa.
Una grande curiositá nel vedere i nuovi deputati e senatori, giovani e fuori degli schemi.
Gli incontri con il comico in hotel poco utilizzati dalla politica (non l'Ergife per intendersi) per preparare la linea politica (lezioni di'indottrinamento).
La discussione infinita su diaria e stipendio.
Prima, tutti i cittadini d'accordo a tenersi il minimo sindacale, poi gli stesi hanno iniziato ad accorgersi che far politica (vera, non scrivere si facebook) costa.
Costa la vita a Roma, costa occuparsi dell'elettorato nel proprio collegio, costa mantenere la famiglia rimasta a casa.
Così, i soldi che prima sembravano tanti ora non bastano, la settimana parlamentare che si chiedeva lunga si accorcia per poter permettere il lavoro sul proprio territorio.
Soprattutto, aumenta la consapevolezza tra i grillini di non esser numeri ma persone, di metterci loro la faccia in Parlamento e non il grande capo che sbraita, urla, digrigna i denti comodamente da casa sua sul suo blog.
Così, i cittadini cercano maggior visibilitá, vogliono poter dire la loro e si scontrano con i voleri del capo.
Lui, Beppe, non ha tutti i torti:"lì vi ho messo su io, voi non eravate nessuno, gli unici vostri meriti son stati di essere iscritti ai meetup del movimento da qualche anno e di aver convinto qualche amico a votarvi alle parlamentarie". Del resto, la stessa senatrice che ora critica Grillo, alle elezioni comunali non aveva preso nemmeno la sua preferenza.
Ma gli uomini non si accontentano di essere comparse. Possono esser grati a chi li ha aiutati ma sono un insieme di evidenze, sogni ed esigenze che non puoi costringere in quattro commi di un contratto pre-elettorale firmato davanti al notaio.
E questo non é nemmeno un male, é ciò che ha permesso all'umanitá di progredire e che ci permette tutti i giorni di andare avanti malgrado tutto.
Beppe Grillo, con i suoi modi, con le sue dichiarazioni, sembra ancora non essersene accorto.

venerdì 7 giugno 2013

Io sono io

Tutti abbiamo letto la storia di Luca Albanese, il bimbo che è morto dopo esser stato lasciato otto ore in macchina.
In tanti saranno rimasti esterrefatti dal fatto che un padre possa dimenticarsi del proprio figlio in macchina.
Non so, ma non riesco a meravigliarmi più di tanto di quel che è successo.
Non credo di esser cinico.
Solo che tutte le mattine accompagno mia figlia all'asilo di 20 mesi.
La faccio, mangiare, la lavo, le cambio il pannolino, la vesto, prendo il suo zainetto e la metto in macchina. Cinque giorni a settimana.
Lei ascolta le sue musiche, non parla finchè non apro lo sportello della macchina.
Allora mi fa un grande sorriso, mi chiama e si allunga per venire in braccio.
Cosa succederebbe se non aprissi quella porta una mattina ma andassi direttamente al lavoro? La sentirei piangere? Non se mi allontanassi subito.
Potrei dimenticarmi di lei in macchina? Non lo so.
So solo che certe mattine mi accorgo di stare ascoltando le sue musichine in macchina dopo 10 minuti che l'ho lasciata all'asilo, che tante volte sono sicuro di aver preso il ciuccio dal tavolo della sala e di averglielo attaccato al vestito e guardo a terra, sulle scale condominiali, alla ricerca di un oggetto che invece è lì dove lo avevo lasciato.
Anche stamattina cercavo nei pantaloni che avevo ieri un fermaglio per capelli ("gliel'ho tolto io ieri sera!") che invece era rimasto in macchina sul seggiolino.
"Ma le musichine, il ciuccio, il fermaglio non sono tua figlia" mi si obietterà.
Ma quello che ascolta le musichine, cerca il ciuccio o il fermaglio e accompagna Maddy a scuola sono sempre io.
Detto questo, non credo che lascerò mia figlia in macchina, ma abbraccerei il padre che lo ha fatto con suo figlio.

venerdì 19 aprile 2013

Al peggio non c'è mai fine

Per chi pensava di averle viste tutte gli ultimi giorni sono stati davvero duri.
Ricapitoliamo:
abbiamo votato il 24-25 febbraio;
ad oggi abbiamo i presidente delle due camere perchè sono stati eletti dalla colazione che , grazie ala legge elettorale, ha la maggioranza assoluta in una camera e relativa nell'altra;
non sono state formate le commissioni perchè non abbiamo un governo e quindi non si sa come spartire le presidenze;
non abbiamo un governo perchè non si sa come fare ad avere i numeri perchè un ipotetico presidente del consiglio possa prendere la fiducia al Senato;
in compenso abbiamo avuto i saggi;
abbiamo un presidente della repubblica in scadenza;
non è stato ancora eletto un nuovo presidente perchè sembra che in Italia non ci sia uno che mette d'accordo la maggioranza dei parlamentari e dei delegati regionali;
se anche mettesse d'accordo la maggioranza, a tanti non andrebbe bene lo stesso e quindi non lo si potrebbe votare.
E siamo già al 19 aprile.

sabato 23 febbraio 2013

la politica e il populismo

Finalmente si è conclusa.
È stata la più brutta campagna elettorale che io ricordi (e le ho vissute tutte da dopo tangentopoli).
Non si è quasi mai parlato di programmi, ma solo di avversari e di promesse, fatte o impossibili da mantenersi.
Eppure, qualcosa di questo periodo dovrà pure salvarsi.

Come prima cosa, la voglia di partecipare al voto del popolo.

Le primarie del Pd per il candidato premier sono state un primo esempio di questa rinnovata voglia di partecipazione. Hanno entusiasmato tanti.
altro esempio, la partecipazione ai comizi dell'unico che li ha fatti, Beppe Grillo.
Niente teatri o saloni ma solo palco e piazza come si faceva ai vecchi tempi.
Come i vecchi politici non fanno più. I comizi sono passati di moda.
Certo, comizi a modo suo, più che altro spettacoli in piazza. E infatti non ė chiaro se le persone vanno per assistere ad un suo spettacolo senza dover pagare il biglietto o se lo fanno per sentire il programma.
ma cosa dicono i 5 stelle?
Il sistema come lo conosciamo non funziona a causa di politici di professione che fanno solo i loro interessi. Portando in parlamento l'uomo comune (e non a caso utilizzo questo termine) le cose cambieranno. L'uomo comune (o la donna) conosce quali sono veramente i problemi del Paese. Ci lotta tutti i giorni. I politici hanno invece perso il senso della realtà. Se chiedi loro quanto costa la benzina o un barattolo di nutella non te lo sanno dire. Se chiedi quale sia lo stipendio di uno statale o di un metalmeccanico idem. Come possono affrontare i problemi della gente? Questo lo può fare invece colui che ti siede accanto sul treno dei pendolari, che è stato scelto non attraverso complicate primarie o peggio ancora d'autorità, ma mediante una semplice consultazione via internet cui tutti potevano partecipare e a cui pochissimi hannno partecipato.
Certo, e il programma? Una accozzaglia di proposte populiste, difficilmente attuabili e che partono dal presupposto che imprenditori, banchieri, politici di professione sono il nemico da a battere, meglio ancora, da abbattere. Tranquilli: mica i grillini vogliono andare al governo. Loro sono opposizione. Anche perchè, dove sono governo (Parma) hanno dovuto fare i conti con la realtà: non un punto del programma realizzato e una giunta che vivacchia tra le difficoltà di trovare assessori che abbiano le caratteristiche morali richieste dal movimento.

Già, la morale.
Abbiamo assistito in ultimo al passo indietro di Giannino. Ha creato un partito liberista di accademici esterofili e imprenditori di successo. In mezzo a loro un giornalista iscritto da sempre al Pri non ci stava tanto bene, non poteva esserne la guida. non rispettava quello standard di professionalità che il partito si era dato. Compare così nel curriculum del giornalista un master a Boston e, una volta scoperta la bugia, le onseguenti dimissioni.
Perchè il politico deve essere integerrimo, non può mentire. poco importa se chi ha detto una piccola bugia ha creato dal niente un movimento ed un partito cui tanti italiani guardano con rispetto.
Clinton non è stato proprio il peggior presidente degli Stati Uniti eppure di fronte alla nazione ha mentito sui suoi rapporti con una stagista, violando la fiducia e verso la moglie e verso gli americani. Non per questo si è dimesso e non per questo vien ricordato il suo operato.

Seconda cosa da trattenere.
In questo marasma, dove il singolo candidato passa in secondo piano rispetto al partito, ho visto uomini rischiare idee e proporsi come se la la croce andasse messa sul proprio nome e non sul simbolo della propria lista.
Sì, la politica la fanno le persone, non le idee astratte, non i moralismi.
La politica la fanno uomini e donne non lanciati allo sbaraglio ma con solide basi per affrontare problemi ed argomenti.
La politica la devono fare i politici, persone che hanno un po' di esperienza di come si gestisce la cosa pubblica, che sanno leggere le leggi e ne sanno trovare gli inghippi, che sanno capire quando è il momento di fare una dichiarazione e quando è meglio il silenzio.
La storia repubblicana è piena di professionisti di successo che in Parlamento sono stati molto meno che comparse di un copione scritto da altri.
Questo non vuol essere un inno all'immobilismo, al non cambiamento, ma il riconoscere che comunque anche la politica bisogna saperla fare e non è un mestiere per tutti.
L'importante è avere la consapevolezza che si tratta di un servizio, non uno strumento da piegare a proprio uso e consumo e di capire quando è giunta l'ora di lasciare il passo a gente nuova, con nuove idee ed entusiasmo.

giovedì 20 dicembre 2012

Il senso

Ieri, sul corriere della sera online, ho letto la notizia della donna morta a Montecatini: svolta nelle indagini, arrestato l'ex marito che ha confessato.
Ma non era questa la notizia che mi ha colpito.
Era una dichiarazione dei familiari della vittima: «Si pensava che sapere chi l'ha uccisa ci sollevasse, invece no».
Ho così subito pensato ad altri genitori, che in Connetcticut hanno visto i loro piccoli morti, uccisi dalla mano di un ragazzo di vent'anni.
Anche loro sanno chi è l'assassino e, presumibilmente, la notizia non li ha sollevati.
Non li avrebbe sollevati nemmeno una punizione esemplare inflitta al ragazzo se quest'ultimo non si fosse suicidato.
Scoprire chi ha inferto il colpo mortale ad un congiunto, discernere i motivi che lo hanno portato a fare quel gesto, passare sull'avvallamento che ha fatto saltare la moto di mio cugino per poi farlo sbattere contro il guardrail in modo da verificare che sì, era davvero pericoloso non sanano quella ferita che è in noi, quel bisogno di significato che sempre chiediamo alle cose ma di cui ci accorgiamo solamente nei momenti più dolorosi.
Tutto deve avere un senso, sennò a che varrebbe la pena vivere? Ma questo senso spesso ci sfugge.
Io lo so solo definire Mistero, quel disegno che c'è su ognuno di noi e che ricompone il tutto.
Non tocca a noi dipanare la matassa, ma tenere aperta la nostra domanda di significato e cercar di capire, pregare, affichè ci sia chiaro cosa ogni singolo avvenimento abbia da dire alla nostra vita.