Ieri si aspettava la debacle, come nel ’94, peggio del ’94.
Allora si era affacciato da pochi mesi al “teatrino della politica”. Oggi sono 17 anni, si può definire un politico navigato.
E qui faccio una prima considerazione.
17 anni fa c’erano gli stessi esponenti politici che guidano i partiti
attuali. Di quelli che non calcano più le scene alcuni passati a miglior
vita, pochissimi si sono ritirati, altri sono in un cantuccio
aspettando il momento buono per la loro ennesima discesa in campo, tanto
che si riparla di un governo Amato o di Romano Prodi: alla faccia del
cambiamento!
Dicevamo, ieri si aspettavano i titoli di coda del
berlusconismo grazie ad un altro gruppetto di parlamentari che
abbandonano la maggioranza per Pierferdi a seguito dei buoni uffici di
Cirino Pomicino - l’andreottiano che 20 anni fa tutti davano per
spacciato, travolto da Tangentopoli e che invece ancora oggi ha un suo
carisma.
Chissà, magari già iniziavano a girare tra le fila dell’opposizione
liste di papabili ministri di un governo di larghe intese guidato da un
tecnico come Monti o il sempreverde Amato.
C’è stato anche il fotografo che ha ripreso gli
appunti di Berlusconi con una grande scritta “dimissioni” a rafforzare
questa ipotesi.
Invece il Nostro spariglia le carte. Sale al Quirinale e concorda con il
Capo dello Stato un ultimo mese per fare le riforme che l’Europa ci
chiede.
Così, tutti con le spalle al muro.
Uomini della maggioranza perché scendere ora dal carro potrebbe esser
visto dall’opinione pubblica come un gesto irresponsabile ma anche
quelli dell’opposizione che si trovano obtorto collo a dover collaborare
con l’odiato B per non far perdere altra credibilità all’Italia,
lavorando sul maxiemendamento.
Nell’intervista sulla
Stampa
di oggi Silvio si dimostra quasi ottimista: «A dire la verità questa
pressione è una grande opportunità, i mercati ci spingono a fare le
riforme che non siamo mai riusciti a fare, quelle liberalizzazioni che
avevo sempre messo nel mio programma ma che avevano trovato mille
resistenze. Non la dobbiamo vivere come un’imposizione ma come
un’occasione» nemmeno se avesse letto e fatto suo il
volantino di CL che gira in questi giorni e che si intitola appunto “la crisi, sfida di un cambiamento”.
E dopo?
Il dopo si vedrà.
Lui parla di elezioni anticipate, il resto del parlamento vuole un
governo di larghe intese, i poteri forti preferirebbero un governo
tecnico.
Al momento, a parte Casini e derivati, nessuno è pronto ad affrontare una campagna elettorale.
Nel PDL si deve aprire la stagione dei congressi, la Lega li sta in
qualche modo facendo e ogni tappa è una guerra fra le varie fazioni.
A sinistra si stanno affilando le armi per le primarie per la scelta del
premier e non sarà una cosa facile: capire chi la spunterà tra i vari
galli (Bersani, un redivivo Prodi, Profumo, Renzi e nel caso di accordo
con SEL o IDV Vendola o Di Pietro) e quali saranno le alleanze.
La fine del berlusconismo insomma non è ancora stata scritta e in fondo questo va bene anche alla sinistra.
E se Berlusconi avesse fatto i conti senza l’oste?
L’oste in questo caso potrebbe essere sì il capo dello Stato, ma anche i
malpancisti del suo partito: cosa succederebbe se lo mollassero in
blocco a favore di un governo di larghe intese che li porti a finire la
legislatura?
Avrebbero motivi sia politici che personali per fare una mossa del
genere: politici se divenissero gli alfieri di un governo di unità
nazionale che faccia le riforme, personali nel poter far intanto calmare
le acque e cercare un partito che li ricandidi.
Già, la legge elettorale.
Il primo esperimento di questa legge che oggi tutti denigrano ma che
nessuno cambia fu fatto in Toscana per le elezioni regionali.
Venne considerata una cosa buona il togliere la preferenza; si disse che
sarebbe servito ad eliminare i potentati e le clientele. Ci sarebbero
state le primarie di partito a decidere i candidati.
Invece le primarie in molti casi si trasformarono in delle farse, in
alcuni partiti non si sentì il bisogno di farle e così ci ritroviamo con
le liste dei candidati che vengono fatte dai segretari di partito. In
Toscana, al momento della presentazione delle liste, già si poteva
prevedere con un minimo margine di errore la composizione del nuovo
consiglio Regionale un mese prima delle elezioni.
A livello nazionale, le liste sono state riempite di personaggi che poco
hanno a che vedere con la politica e che non hanno alcun seguito
elettorale. Per fare un esempio, la Carlucci sarà tanto se ha portato a
votare per lei le sue due sorelle..
Gente che non ha un proprio elettorato e che quindi ha come unico
problema il finire la legislatura (leggasi, pensioni ed altri benefit) e
cercare di farsi ricandidare in una posizione che assicuri loro la
rielezione.
Una delle urgenze è la modifica della legge
elettorale. Non va stravolta, perché secondo me il proporzionale è un
sistema fatto apposta per il nostro Paese ma modficata in modo da
riportare i partiti a candidare politici (ossia, chi ha i voti) e non
politicanti di dubbia provenienza e scarsa riconoscenza.