venerdì 25 novembre 2011

Supponiamo


Supponiamo che il presidente del Consiglio del Paese A vada a presentare al premier ed al capo di stato del Paese B e C una serie di riforme - poi definite dai due "impressionanti" che riguardino il suo Paese.
Supponiamo anche detto Presidente del Consiglio al Parlamento che gli ha votato la fiducia a larga maggioranza non abbia ancora presentato detto piano di riforme, ma solo un breve discorso in cui ha accennato alcune cose che poi sono state in seguito meglio spiegate dal più importante giornale nazionale che sembra essere il vero organo di informazione del Governo.
Ora, va bene che la nostra costituzione, art. 11 consente limitazioni di sovranità "necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni", ma Mario Monti (niente supposizioni ma solo realtà) non mi risulta ancora essere il proconsole in Italia di Francia e Germania.
Ultima cosa: per chi non se ne fosse accorto, a due settimane dalle dimissioni del governo Berlusconi lo spread non accenna a scendere.

domenica 13 novembre 2011

A che serve la politica?


Mi sono rotto.
Mi sono rotto di sentir dire che il mio voto è pericoloso.
Fino a qualche giorno fa il mio voto era relativamente pericoloso in quanto avrei potuto decidere di dare la mia preferenza ad uno di quei partiti che non hanno l'approvazione di Repubblica e Corriere che in Italia fanno opinione e da oggi anche i governi.
Da qualche giorno il mio voto è pericoloso in assoluto perchè porterebbe al default dell'Italia.
La democrazia è una brutta bestia. La libertà di voto, un pericolo per la Repubblica.
Così da domani avremo un governo tecnico, per la gioia dei mercati e dell'Eurogruppo.
Cosa farà questo governo?
Non lo sappiamo, nessuno l'ha eletto, non ha presentato un programma su cui c'è condivisione.
La maggior parte dei gruppi parlamentari ha dato un mandato in bianco all'uomo della Provvidenza.
Un ex commissario della UE per un'Italia commissariata da mercati, Unione Europea e da Giorgio Napolitano.
Già, il presidente.
Nessuno può mettere in forse le sue prerogative mentre lui può nominare un presidente del consiglio in pectore mentre ancora c'è in sella un governo democraticamente eletto dai cittadini.
A questo non c'era ancora arrivato nemmeno Scalfaro con i goveni del Presidente.
Cosa potrà fare questo Governo non eletto dai cittadini e che dovrà cercare la fiducia su ogni provvedimento, mediando tra i vari gruppi parlamentari che oggi si dimostrano entusiasti?
Le riforme? Ma quelle non son riuscite nemmeno a governi con una maggioranza forte.
L'unica cosa che potrà fare sono misure tampone, che ne so, reintrodurre l'ICI, fare una bella patrimoniale, prelievi forzosi, fare un pasticccio di lege sulla riforma delle pensioni come nel '94 con il Governo Dini, un provvedimento che poi è stato visto e rivisto venti volte negli ultimi 17 anni.
All'Italia serve sì diminuire gli interessi sul debito, ma soprattutto servono riforme strutturali che abbattano la spesa pubblica, migliorino e rendano più semplice l'ingresso nel mercato del lavoro, abbattano la pressione fiscale.
Tutte cose che questo governo di luminari non potrà riuscire a fare.
I partiti non hanno avuto il coraggio di affrontarsi su programmi ed alleanze, hanno preferito dare una delega in bianco che da una  parte li rende irresponsabili delle scelte dell'esecutivo (meglio ancora se completamente tecnico), dall'altro da loro il tempo di ritardare le battaglie inerne per la leadership che inevitabilemente ci saranno e di riorganizzarsi.
Intanto, noi abbiamo il nostro bel governo tecnico.
Ultima domanda: ma se quando c'è bisogno di prendere scelte importanti - è successo varie volte negli ultimi 20 anni - c'è bisogno di un commissariamento della politica, a che serve la politica?

mercoledì 9 novembre 2011

Epilogo?


Ieri si aspettava la debacle, come nel ’94, peggio del ’94.
Allora si era affacciato da pochi mesi al “teatrino della politica”. Oggi sono 17 anni, si può definire un politico navigato.
E qui faccio una prima considerazione.
17 anni fa c’erano gli stessi esponenti politici che guidano i partiti attuali. Di quelli che non calcano più le scene alcuni passati a miglior vita, pochissimi si sono ritirati, altri sono in un cantuccio aspettando il momento buono per la loro ennesima discesa in campo, tanto che si riparla di un governo Amato o di Romano Prodi: alla faccia del cambiamento!
Dicevamo, ieri si aspettavano i titoli di coda del berlusconismo grazie ad un altro gruppetto di parlamentari che abbandonano la maggioranza per Pierferdi a seguito dei buoni uffici di Cirino Pomicino - l’andreottiano che 20 anni fa tutti davano per spacciato, travolto da Tangentopoli e che invece ancora oggi ha un suo carisma.
Chissà, magari già iniziavano a girare tra le fila dell’opposizione liste di papabili ministri di un governo di larghe intese guidato da un tecnico come Monti o il sempreverde Amato.
C’è stato anche il fotografo che ha ripreso gli appunti di Berlusconi con una grande scritta “dimissioni” a rafforzare questa ipotesi.
Invece il Nostro spariglia le carte. Sale al Quirinale e concorda con il Capo dello Stato un ultimo mese per fare le riforme che l’Europa ci chiede.
Così, tutti con le spalle al muro.
Uomini della maggioranza perché scendere ora dal carro potrebbe esser visto dall’opinione pubblica come un gesto irresponsabile ma anche quelli dell’opposizione che si trovano obtorto collo a dover collaborare con l’odiato B per non far perdere altra credibilità all’Italia, lavorando sul maxiemendamento.
Nell’intervista sulla Stampa di oggi Silvio si dimostra quasi ottimista: «A dire la verità questa pressione è una grande opportunità, i mercati ci spingono a fare le riforme che non siamo mai riusciti a fare, quelle liberalizzazioni che avevo sempre messo nel mio programma ma che avevano trovato mille resistenze. Non la dobbiamo vivere come un’imposizione ma come un’occasione» nemmeno se avesse letto e fatto suo il volantino di CL che gira in questi giorni e che si intitola appunto “la crisi, sfida di un cambiamento”.
E dopo?
Il dopo si vedrà.
Lui parla di elezioni anticipate, il resto del parlamento vuole un governo di larghe intese, i poteri forti preferirebbero un governo tecnico.
Al momento, a parte Casini e derivati, nessuno è pronto ad affrontare una campagna elettorale.
Nel PDL si deve aprire la stagione dei congressi, la Lega li sta in qualche modo facendo e ogni tappa è una guerra fra le varie fazioni.
A sinistra si stanno affilando le armi per le primarie per la scelta del premier e non sarà una cosa facile: capire chi la spunterà tra i vari galli (Bersani, un redivivo Prodi, Profumo, Renzi e nel caso di accordo con SEL o IDV Vendola o Di Pietro) e quali saranno le alleanze.
La fine del berlusconismo insomma non è ancora stata scritta e in fondo questo va bene anche alla sinistra.
E se Berlusconi avesse fatto i conti senza l’oste?
L’oste in questo caso potrebbe essere sì il capo dello Stato, ma anche i malpancisti del suo partito: cosa succederebbe se lo mollassero in blocco a favore di un governo di larghe intese che li porti a finire la legislatura?
Avrebbero motivi sia politici che personali per fare una mossa del genere: politici se divenissero gli alfieri di un governo di unità nazionale che faccia le riforme, personali nel poter far intanto calmare le acque e cercare un partito che li ricandidi.
Già, la legge elettorale.
Il primo esperimento di questa legge che oggi tutti denigrano ma che nessuno cambia fu fatto in Toscana per le elezioni regionali.
Venne considerata una cosa buona il togliere la preferenza; si disse che sarebbe servito ad eliminare i potentati e le clientele. Ci sarebbero state le primarie di partito a decidere i candidati.
Invece le primarie in molti casi si trasformarono in delle farse, in alcuni partiti non si sentì il bisogno di farle e così ci ritroviamo con le liste dei candidati che vengono fatte dai segretari di partito. In Toscana, al momento della presentazione delle liste, già si poteva prevedere con un minimo margine di errore la composizione del nuovo consiglio Regionale un mese prima delle elezioni.
A livello nazionale, le liste sono state riempite di personaggi che poco hanno a che vedere con la politica e che non hanno alcun seguito elettorale. Per fare un esempio, la Carlucci sarà tanto se ha portato a votare per lei le sue due sorelle..
Gente che non ha un proprio elettorato e che quindi ha come unico problema il finire la legislatura (leggasi, pensioni ed altri benefit) e cercare di farsi ricandidare in una posizione che assicuri loro la rielezione.
Una delle urgenze è la modifica della legge elettorale. Non va stravolta, perché secondo me il proporzionale è un sistema fatto apposta per il nostro Paese ma modficata in modo da riportare i partiti a candidare politici (ossia, chi ha i voti) e non politicanti di dubbia provenienza e scarsa riconoscenza.

mercoledì 14 settembre 2011

Dopotutto


Sono passati un po' di mesi: non avevo proprio voglia di scrivere.
Forse un po' di noia, dopotutto, il tempo passa ma le cose che succedono sono sempre uguali. Si parla sempre delle stesse identiche cose, degli stessi problemi ma senza che se ne affronti seriamente uno, che qualcosa inizi a cambiare.
Ma, a ben guardare, questo è ciò che accade nelle vicende della cronaca politica.
Perchè invece, nella società civile, qualcosa accade. Tutti i giorni.
Non parlo degli indignados o di chi manifesta contro la crisi ("noi la crisi non la paghiamo" è uno degli slogan che si sentono ogni tanto per le strade).
Parlo di quelle persone che si mettono in gioco sul lavoro senza guardare alla busta paga e a quello che fa il loro vicino di scrivania.
Parlo di quegli imprenditori che si affannano ogni giorno per mandare avanti la loro ditta e si preoccupano dell'avvenire dei loro operai.
Parlo di quelle persone che, partendo da un evento terribile, hanno costruito delle opere incredibili.
Parlo di quelle persone che, nella loro vita normale affrontano la giornata come una scoperta, un qualcosa che viene loro donato e per il quale vale la pena ricominciare, anche se un giorno va tutto storto.
Ognuno di noi, ne sono sicuro, ha in mente gente così.

Il Champion della Champions


"Il Comune di Napoli sostiene la mobilitazione promossa dall'associazione 'Tutti a scuola' che domani, in piazza Montecitorio, organizzera' un sit-in di protesta contro la diminuzione del numero degli insegnanti di sostegno, il taglio alle ore di supporto e l'aumento delle classi sovraffollate". Lo dichiara in una nota il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.
Solo che lui alla manifestazione non ci sarà.
Va a Manchester a vedere il Napoli in Champions. Ovviamente, ufficialmente il sindaco è in Inghilterra in quanto impegnato in alcuni incontri istituzionali importanti.

mercoledì 18 maggio 2011

Tutto scorre


Finita un’era?
Pare proprio di sì.
Dopo 16 anni sembra sia venuto il momento di archiviare il berlusconismo.
Il re dei sondaggi questa volta ha toppato, sbagliando la campagna elettorale, le frasi e gli atteggiamenti. Con lui, ha toppato anche Letizia Moratti, che si è fatta prendere la mano, chissà, forse nel disperato tentativo di ricentrare l’ago della bilancia.
Ma non c’è solo Milano.

Premetto, non ho mai creduto in una vittoria del centro-destra a Torino o Bologna, troppo organizzato il PD, troppo inquadrati i propri militanti per farsi sorprendere. Il giochino è riuscito giusto una volta a Guazzaloca a Bologna.
Ci sono i feudi della Lega come Gallarate, che si sono sciolti al sole, ma non solo.
Il ballottaggio a Napoli si delinea come una mezza sconfitta: il PD ha fatto di tutto in questi anni per preparare una debacle storica eppure Lettieri non ha sfondato. La gente ha preferito votare in massa un ex magistrato che si è occupato di cause sensazionali quanto fallimentari, segno che anche lì il PDL non ha avuto grande appeal.
Cosa può succedere ai ballottaggi?
Solitamente, accade poco o niente, si vanno a normalizzare i risultati del primo turno.
A livello Paese, a mio parere, questa non è la vittoria del PD.
Certo, al solito, si è dimostrato un partito ben organizzato e con basi solide sul territorio, ma a Milano, ad esempio, hanno appoggiato un candidato vendoliano, a Napoli sono fuori dal ballottaggio per non aver sostenuto il candidato IDV.
A Milano si è trattato di un referendum contro Berlusconi, non a favore del partito di Bersani: siamo sicuri che in caso di elezioni nazionali il centro-destra ne uscirebbe sconfitto?

Una cosa è certa: il governo, se non vuole morire per eutanasia, deve finalmente invertire la rotta e mettere in campo le vere riforme che interessano al Paese. Sugli scandali si può chiudere un occhio, anche tutti e due, ma solo se a controbilanciare questi peccatucci c’è una azione di governo forte.

venerdì 6 maggio 2011

Ipse dixit


"Il fatto poi che Brusca sia stato condannato per vari omicidi, compreso quello del piccolo Di Matteo, e fosse apostrofato con soprannomi truculenti non può di per sé sminuire l’attendibilità del suo racconto, né tantomeno smentirlo, anzi."
Marco Travaglio, il Fatto quotidiano
E' soprattutto quell'anzi che mi preoccupa...